Mouse gaming wireless
Recensione Logitech G Pro X Superlight 2: il mouse che sparisce sotto la mano
Logitech G Pro X Superlight 2 resta un riferimento per forma, peso e switch LIGHTFORCE, ma piedini e tasti laterali meritano attenzione.
Il verdetto in sintesi
Verdetto rapido
la forma è ancora un riferimento e gli switch sono i migliori che abbia mai sentito su un mouse, punto. Pago dazio sui piedini, un po' grippy e lenti di fabbrica, e su qualche dettaglio rimasto al palo. Resta uno dei mouse più facili da consigliare in assoluto.
Punti di forza
- Gli switch LIGHTFORCE sono i più croccanti e soddisfacenti che abbia mai provato, con una registrazione ottica che riduce il rischio dei classici problemi di doppio click degli switch meccanici.
- Una forma sicura che si adatta a moltissime mani, perfetta soprattutto per palm e claw, e leggerissima sotto la mano.
- Polling rate fino a 8.000 Hz, USB-C e regolazione del lift-off dal software, tutto pronto fuori dalla scatola senza accessori da comprare.
Punti deboli
- I piedini PTFE di serie sono lenti e un po' grippy: chiedono il rodaggio e, spesso, una sostituzione aftermarket.
- Pulsanti laterali molli e rotellina vaga, oltre all'assenza di qualsiasi tasto per i mancini.

1. Introduzione e verdetto rapido
Mettilo accanto al Superlight originale e prova a distinguerli. Auguri. Stessa scocca, stessa silhouette, stessa anima. L’ho usato per mesi, e la verità è che il Logitech G Pro X Superlight 2 non cerca di stupirti al primo sguardo: vuole solo sparire sotto la mano e lasciarti giocare. E ci riesce alla grande.
Mouse wireless ultraleggero dalla forma simmetrica, pensato soprattutto per destrorsi, fatto per chi prende sul serio gli sparatutto ma non vuole mollare una forma che regge anche otto ore al giorno sulla scrivania. Sotto la scocca, che è rimasta quella, le novità però sono vere: sensore HERO 2, switch ibridi LIGHTFORCE e finalmente la ricarica USB-C.
Verdetto rapido: la forma è ancora un riferimento e gli switch sono i migliori che abbia mai sentito su un mouse, punto. Pago dazio sui piedini, un po’ grippy e lenti di fabbrica, e su qualche dettaglio rimasto al palo. Resta uno dei mouse più facili da consigliare in assoluto.

2. Design, forma e qualità costruttiva
Sessanta grammi, più o meno. Sulla mia bilancia balla tra i 59 e i 60, e togliendo il dischetto sul fondo scendo a circa 58. Rispetto ai 63 grammi del primo Superlight l’alleggerimento è minimo, lo ammetto, ma in mano quel peso lo senti: leggero per le sue dimensioni, mai nervoso.
E le dimensioni contano, perché qui siamo su una taglia media che strizza l’occhio al grande. La forma è quella iconica: un uovo arrotondato con la gobba che sale al centro e cala dolce verso il fondo. Fianchi piatti, corpo stretto, e pinzarlo viene naturale — ho sempre la sensazione di tenere l’oggetto sotto controllo. Con palm e claw grip va a nozze, c’è un sacco di sostegno per il palmo. Il fingertip è possibile, ma con la mia mano non è la presa che sceglierei: il mouse è semplicemente troppo pieno per giocarlo solo coi polpastrelli.
Identità “gamer” qui non ce n’è quasi, e per me è un pregio. Niente spigoli aggressivi, niente fronzoli. Sta bene tanto in una partita di Valorant quanto mentre monto un video.
La costruzione è solida. Niente scricchiolii, niente rattle quando lo scuoto, la plastica è rigida e fatta bene nonostante la leggerezza. Il rivestimento mi ha conquistato: ruvido al punto giusto, grippy anche con la mano sudata, pulito alla vista. Non ho mai sentito il bisogno di mettere il grip tape che trovi in confezione. Una sola nota stonata, che ho beccato giocando: il click sinistro ha un filo di gioco e, se lo premo troppo a fondo, ogni tanto fa un piccolo “pop” interno. Capita di rado. Ma capita.


3. Sensore e prestazioni di gioco
Dentro batte l’HERO 2, l’ultimo sensore Logitech, ed è la cosa migliore che abbia mai provato in questo campo. Arriva fino a 44.000 DPI, supera gli 888 IPS e gli 88 G di accelerazione: numeri che non sfrutterò mai per intero, ma che dicono quanto sia maturo. Io gioco tra gli 800 e i 1600 DPI e il tracking è impeccabile, senza un’ombra di accelerazione.
Il polling rate oggi arriva fino a 8.000 Hz, e qui c’è la parte che apprezzo davvero: li raggiungo con il ricevitore LIGHTSPEED incluso, senza dover comprare dongle o accessori aggiuntivi. Io continuo a usare soprattutto i 2.000 Hz, perché tra 2.000, 4.000 e 8.000 Hz in gioco non sento una differenza che cambi davvero la partita. A 2.000 Hz il mouse è già sveglissimo, una scheggia: punto e sparo, e il colpo finisce esattamente dove voglio.
La distanza di lift-off si regola dal software, e funziona sul serio. Su “basso” perdevo qualche movimento sollevando appena il mouse; su “alto” era eccessivo. Per me il “medio” è il punto perfetto. Lo puoi anche calibrare per ogni livello di DPI e persino allinearlo alla sensibilità di un mouse che usavi prima — comodissimo per non doverti rieducare la mira.
Tra FPS frenetici e giochi più ragionati, la connessione è sempre stata istantanea: alzo l’interruttore e in un attimo è agganciato al PC, senza un singolo intoppo di connettività in tutto questo tempo.

4. Pulsanti, switch e rotellina
Gli switch sono il motivo per cui mi innamoro di questo mouse ogni volta che lo prendo in mano. Sono i LIGHTFORCE, ibridi ottico-meccanici, e fanno una cosa semplice: uniscono il click tattile e pieno di uno switch meccanico all’affidabilità di uno ottico. La registrazione del click avviene otticamente, quindi non dipende dal classico contatto elettrico degli switch meccanici e non richiede il tradizionale debounce. La parte meccanica resta per restituire quel feeling tattile e pieno sotto il dito.
Il risultato è il click più croccante e tattile che abbia mai sentito. Appena schiacci, lo capisci. Fuori dalla scatola erano un filo spessi e profondi, ma dopo una settimana d’uso si sono assestati e alleggeriti, restando comunque sodi e decisi. Serve un pizzico di pressione in più rispetto ad altri mouse da performance, e so che a qualcuno sembreranno pesanti — questione soggettiva, dipende dal gioco che fai. A me piacciono da matti: quando piazzo un colpo singolo da sniper, quel click pieno ha una soddisfazione tutta fisica. Su un mio esemplare, va detto, ho beccato qualche sporadico capriccio nel riconoscere il doppio click rapido, e il suono cambia un po’ a seconda di dove premo. Roba minore, ma onesta da segnalare.
I pulsanti laterali, invece, mi lasciano tiepido. Molli, un po’ da pulsante di controller, meno tattili di quanto vorrei. Si usano senza problemi, ma non emozionano. E poi sul lato destro non c’è niente, quindi i mancini restano a bocca asciutta.
La rotellina ha una tattilità discreta ma vaga: i gradini si sentono, però sono morbidi, e il click è smorzato più che secco. Mis-roll mai avuti, quello no. Resta la parte meno “professionale” del pacchetto.
In tutto i pulsanti programmabili sono cinque: i due click principali, il click della rotella e i due laterali.

5. Connettività e durata della batteria
Wireless LIGHTSPEED tramite ricevitore USB a 2,4 GHz, e finalmente la ricarica passa dall’USB-C. Era la richiesta numero uno della community sul primo Superlight, ed è arrivata. Hanno pure tolto il fastidioso aggancio proprietario, così oggi ci attacco praticamente qualsiasi cavo USB-C. Puoi anche continuare a usarlo via cavo mentre si ricarica. Quello incluso fa il suo dovere, ma non è intrecciato: un cavo braided sarebbe stato più adatto a un mouse da gioco e starebbe più fermo sul tavolo.
Il dongle si ripone in un vano sotto il mouse, chiuso da uno sportellino removibile — comodissimo quando me lo porto in giro. Bene che abbiano tenuto questo scomparto invece di sacrificarlo per risparmiare qualche grammo.
L’autonomia è solida: Logitech dichiara fino a 95 ore di movimento costante, già un passo avanti rispetto al primo Superlight. Io però gioco quasi sempre a 2.000 Hz, e lì scendo a una cinquantina d’ore in modalità ottica, qualcosina in più in ibrida. In un mese l’ho messo in carica tre volte. Più che onesto.
Due parole sui piedini, perché qui casca un po’ l’asino. Sono in PTFE zero-additive, e di fabbrica non sono i più scorrevoli del mondo. Il loro carattere pende verso il controllo più che verso la velocità: il grip lo avverto mentre gioco e, su un tappetino morbido, sento perfino un leggero “labbro” del piedino che mordicchia la superficie. Si ammorbidiscono un po’ col rodaggio, ma se cerchi un glide davvero burroso ti consiglio dei piedini aftermarket. Su pad più rigidi il problema quasi sparisce.


6. Software e personalizzazione
Tutto passa da G HUB, e con questo mouse il software è cresciuto parecchio. Imposto i DPI come voglio, anche separando gli assi X e Y se mi serve (funzione che, sinceramente, non uso mai). Ci sono i profili preimpostati, ma alla fine mi creo il mio e lo lascio lì.
La chicca che mi ha conquistato è la regolazione della distanza di lift-off, finalmente disponibile e tarabile per ogni livello di DPI. C’è anche l’opzione per calibrare il Superlight 2 in modo che ricalchi la sensibilità di un altro mouse che usavi prima: un dettaglio che rende il passaggio quasi indolore. Illuminazione RGB qui niente, e ci sta: coerente con la filosofia leggera e sobria del mouse.
7. Pro e contro
Pro
- Gli switch LIGHTFORCE sono i più croccanti e soddisfacenti che abbia mai provato, con una registrazione ottica che riduce il rischio dei classici problemi di doppio click degli switch meccanici.
- Una forma sicura che si adatta a moltissime mani, perfetta soprattutto per palm e claw, e leggerissima sotto la mano.
- Polling rate fino a 8.000 Hz, USB-C e regolazione del lift-off dal software, tutto pronto fuori dalla scatola senza accessori da comprare.
Contro
- I piedini PTFE di serie sono lenti e un po' grippy: chiedono il rodaggio e, spesso, una sostituzione aftermarket.
- Pulsanti laterali molli e rotellina vaga, oltre all'assenza di qualsiasi tasto per i mancini.
8. Verdetto finale
Dopo mesi di utilizzo il mio giudizio è netto: il Logitech G Pro X Superlight 2 fa quasi tutto giusto dove conta. La forma resta un riferimento, il peso è azzeccato, il sensore HERO 2 è impeccabile e gli switch LIGHTFORCE stanno in una categoria a parte. È leggero, comodo, versatile tra FPS, generi diversi e lavoro quotidiano, e appena lo impugni si comporta da fuoriclasse.
Lo consiglio senza esitare a chi cerca un mouse wireless ultraleggero con una forma sicura, adatta a palm e claw grip, e vuole switch che facciano davvero la differenza. Chi punta tutto sul glide più scivoloso possibile dovrà mettere in conto dei piedini aftermarket, e i mancini guarderanno altrove. Per tutti gli altri, questo è uno dei mouse più facili da raccomandare che mi sia passato per le mani.
Domande frequenti
Il Logitech G Pro X Superlight 2 è adatto a mani grandi?
È un mouse di taglia media che tende al grande, con tanto sostegno per il palmo grazie alla gobba centrale che cala verso il fondo. Lo trovo perfetto per palm e claw grip. Il fingertip è fattibile, ma con la mia mano non lo scelgo: il corpo è troppo pieno per impugnarlo solo coi polpastrelli.
Funziona con il Mac?
Sì. L'ho usato senza problemi su un MacBook Pro: basta collegare il ricevitore USB, usando un adattatore o un hub USB-C/USB-A sui MacBook privi di porte USB-A. La connessione parte subito e su Mac mi ci sono trovato alla grande.
I 2.000 Hz bastano anche se il mouse arriva a 8.000 Hz?
Per la mia esperienza sì, e con larghissimo margine. Il mouse oggi arriva fino a 8.000 Hz con il ricevitore incluso, ma tra 2.000, 4.000 e 8.000 Hz in gioco non avverto una differenza che cambi davvero le mie prestazioni. Continuo quindi a usare soprattutto i 2.000 Hz, che sono già più che sufficienti e consumano meno batteria rispetto alle frequenze superiori.
Devo comprare per forza dei piedini aftermarket?
Non è obbligatorio, si gioca benissimo anche con quelli di serie. Però i piedini PTFE originali sono un po' lenti e tendono al controllo più che alla velocità, soprattutto su pad morbidi. Se vuoi un glide davvero burroso, dei piedini aftermarket fanno una bella differenza.