Mouse gaming wireless
Recensione Logitech G502 X Plus: l'icona ergonomica che ho rimesso sotto la mano
Logitech G502 X Plus è comodo, ricco di tasti e valido anche per lavoro, ma peso, rotellina rumorosa e assenza di Bluetooth si sentono.
Il verdetto in sintesi
Verdetto rapido
è un mouse da gaming per chi ama la forma del 502, ha mani medio-grandi e vuole una marea di tasti programmabili per giocare e per lavorare. Glissa che è un piacere, gli switch sono croccanti e la batteria dura un'eternità. Non è leggero, non ha Bluetooth e la rotellina fa rumore. Cerchi un peso piuma per gli FPS competitivi? Guarda altrove.
Punti di forza
- Scorrevolezza eccellente sui piedini in PTFE e una reattività che in gioco ho sentito sul serio, soprattutto nelle micro-correzioni di mira.
- Switch ibridi LIGHTFORCE croccanti, tattili e rapidi, con la registrazione ottica che riduce il rischio dei classici problemi di doppio click.
- Autonomia generosa, dongle che si nasconde sotto la scocca e l'opzione POWERPLAY per non pensare più alla ricarica.
- Tredici controlli programmabili e personalizzazione profonda con cambio profilo automatico: una manna per giocare e per lavorare.
- Forma ergonomica comodissima nelle lunghe sessioni in palm e claw, con mani medio-grandi.
Punti deboli
- Rotellina rumorosa e troppo "scattosa" per i miei gusti, con una resa un po' più plasticosa di prima.
- Niente Bluetooth: scomodo se lavori su più dispositivi.
- Resta pesante per gli standard di oggi, e il G HUB a tratti è macchinoso; i tasti laterali sporgono e in claw si raggiungono peggio.

1. Introduzione e verdetto rapido
Questa forma la conosco a memoria. La uso da anni, in una versione o nell’altra, e quando ho tirato fuori dalla scatola il Logitech G502 X Plus la mano è andata a posto da sola. È la rilettura wireless di un classico: conserva l’impostazione ergonomica del G502, ma la scocca è stata ridisegnata e aggiornata con switch ibridi ottico-meccanici, sensore HERO 25K e ricarica USB-C. La versione Plus è il modello wireless LIGHTSPEED con LIGHTSYNC RGB; la gamma comprende anche il G502 X LIGHTSPEED senza RGB e il G502 X cablato.
Verdetto rapido: è un mouse da gaming per chi ama la forma del 502, ha mani medio-grandi e vuole una marea di tasti programmabili per giocare e per lavorare. Glissa che è un piacere, gli switch sono croccanti e la batteria dura un’eternità. Non è leggero, non ha Bluetooth e la rotellina fa rumore. Cerchi un peso piuma per gli FPS competitivi? Guarda altrove.
2. Design, forma e qualità costruttiva
L’ho misurato sotto la mano e i numeri tornano: 131,4 mm di lunghezza, 79,2 mm di larghezza e 41,1 mm di altezza. Da medio a grande, insomma. Con la mia mano da 18,5 × 9,5 cm si adatta naturalmente al palm grip e va benissimo anche in claw. In fingertip, invece, lo sento un filo troppo voluminoso: lo apprezzeranno solo le mani molto grandi.

Pesa intorno ai 106 grammi. Appena l’ho preso in mano l’ho sentito più leggero del vecchio G502, e quella leggerezza all’inizio lo fa sembrare meno solido di quanto sia. Perché solido lo è, eccome. La finitura è quasi tutta opaca e respinge bene le ditate. Sui fianchi corrono due gomme con una zigrinatura più lineare rispetto ai vecchi triangolini: la presa è da paura, il pollice trova il suo incavo e ci resta. La parte superiore usa una plastica più liscia, gradevole al tatto. Il mio unico timore è che coi mesi possa lucidarsi. Hanno tolto i pesi regolabili, e in mano non scricchiola niente.
L’RGB è diviso in otto zone, con una luce diffusa e mai aggressiva, quasi uscisse dalle fessure della scocca. Cosa buffa: a mouse in uso quasi non la vedi, ci appoggi sopra il palmo e via. L’ho avuto nella versione bianca con dettagli grigi, oltre a quella tutta nera. Sotto, quattro skate in PTFE bianco fanno scivolare tutto liscio. Una nota onesta: nella zona morta davanti all’incavo del pollice manca un piedino, e lì a tratti ho percepito un pelo di attrito in più.
3. Sensore e prestazioni di gioco
Sotto c’è il sensore HERO 25K, con una sensibilità fino a 25.600 DPI. In gioco è preciso e regolare, zero incertezze. Il collegamento è LIGHTSPEED sui 2,4 GHz e Logitech dichiara una risposta fino al 68% più rapida rispetto alla generazione precedente. Una cifra che sulla carta impressiona e che nella pratica non saprei distinguere a occhio. Ma il punto è un altro: di lag non ne ho percepito neanche l’ombra, si comporta come un cablato. Polling a 1000 Hz, oltre 40 G di accelerazione e oltre 400 IPS dichiarati, e cinque profili nella memoria onboard.

Mi sono divertito a misurare la distanza di lift-off con la prova delle carte da gioco. Una carta sotto, circa 0,27 mm: il sensore lavorava. Due carte, sui 0,55 mm: ancora perfetto. Ho aggiunto del nastro fino a circa 0,76 mm e lì il mouse ha smesso di tracciare. Bassa quanto serve.
Sul campo l’ho portato dentro a tutto: Fortnite, deathmatch su Counter-Strike 2, le sparatorie nervose di Escape from Tarkov. Glissa fluido, risponde con pochissimo movimento, e quando devo incollarmi a una testa per il colpo secco trovo il controllo fine che cercavo. Si presta agli sparatutto rapidi e reattivi e anche ai ritmi più lenti. Per il peso, però, non è il mouse che sceglierei per un pro degli FPS che vive di flick. E va benissimo così, perché non vuole esserlo.
4. Pulsanti, switch e rotellina
Qui il G502 X Plus dà il meglio. I click principali montano gli switch ibridi LIGHTFORCE, ottico-meccanici: attuazione ottica veloce e precisa, ma con il feedback tattile e quel “ping” croccante del meccanico. La forza di attuazione è azzeccata, il pre-travel è quasi nullo, e ho notato un filo di post-travel solo premendo verso la punta dei tasti. Quello che mi tranquillizza di più è la registrazione ottica, che riduce la dipendenza dal classico contatto elettrico e il rischio dei problemi di doppio click che alla lunga affliggevano alcuni vecchi 502.

Logitech dichiara 11 pulsanti fisici e 13 controlli programmabili. Alla sinistra del click sinistro ci sono i due pulsanti DPI su e giù: ben piazzati, facili da raggiungere e da premere anche in partita. I tasti laterali hanno un movimento pulito, gioco minimo e una bella sensazione sotto il dito. Sporgono parecchio, però, quindi li trovo al volo ma in claw grip diventano un po’ più scomodi da centrare.

Il pulsante DPI-Shift è la chicca: rimovibile e reversibile, lo orienti verso il davanti o verso il dietro a seconda della presa, e se non lo usi lo sostituisci con il tappo non cliccabile in dotazione. Occhio quando lo estrai, perché è incastrato saldo e dietro c’è l’attuatore. Di default, premendolo scendi all’istante a un DPI più basso: comodissimo per le mire chirurgiche, ma anche per spostare un singolo vertice quando lavoro in 3D. L’unico neo è che ogni tanto lo colpisco senza volere rimettendo la mano sul mouse.

La rotellina ridisegnata e alleggerita, lei sì, mi ha diviso. Versatile e ben fatta lo è: notch netti e percepibili, click laterali e pressione decisi, e con il tasto dietro passi al volo tra modalità a scatti e free-spin infinito — e via, parte a ruota libera. Solo che è rumorosa e, per i miei gusti, troppo tattile, con scatti che si sentono tutti; a confronto col modello precedente la trovo un pizzico più plasticosa. La modalità a scatti, poi, chiede più forza di quanta ne darei volentieri. Di default, il secondo tasto dietro la rotella cicla i cinque profili onboard. Un’ultima piccolezza: il tasto G4 posteriore ogni tanto cigola quando lo premo.
5. Connettività e durata della batteria
Si va di LIGHTSPEED wireless tramite il ricevitore USB a 2,4 GHz, oppure via cavo USB-C. In confezione c’è un cavo USB-A/USB-C e un adattatore-prolunga: ci innesti il dongle e lo avvicini alla postazione, comodo perché Logitech consiglia di tenere il ricevitore vicino al mouse, intorno ai venti centimetri, per una connessione stabile negli ambienti wireless più affollati. Il dongle si nasconde sotto una copertura magnetica nell’underside, così non lo perdo quando porto in giro il mouse. C’è anche l’interruttore di accensione sul fondo, e una sorpresa gradita: tramite il Device Pairing Tool di G HUB, il mouse può essere associato al ricevitore di una tastiera LIGHTSPEED compatibile, come la G915 TKL, così mouse e tastiera usano una sola porta USB.

Quello che manca, e si sente, è il Bluetooth. Niente seconda connessione: per passare da un computer all’altro devo spostare fisicamente il ricevitore, e per chi vive tra desktop e portatile è una scomodità da mettere in conto. Posso comunque usarlo mentre è in carica, senza differenze nelle prestazioni.
Sull’autonomia non ho nulla da recriminare. Logitech dichiara fino a 130 ore con RGB spento e fino a 37 ore con RGB impostato per rimanere sempre acceso. Nell’uso reale, con i LED sempre accesi al massimo per sei-sette ore al giorno, ho chiuso intorno ai cinque giorni; spegnendo l’RGB, sulla carta, l’autonomia può più che triplicare. E se vuoi toglierti del tutto il pensiero della ricarica, è compatibile con POWERPLAY e POWERPLAY 2, venduti separatamente: installi il modulo di ricarica compatibile e il mouse resta alimentato mentre lo usi sul tappetino.
6. Software e personalizzazione
Tutto passa dal G HUB di Logitech. Da lì imposto i cinque livelli DPI in multipli di 50 fino a 25.600, regolo il polling, gestisco le otto zone RGB tra preset, animazioni, campionamento dello schermo e sincronizzazione con la musica, e attivo la memoria onboard con i cinque profili. C’è il G-Shift, che aggiunge un secondo livello di comandi tenendo premuto un tasto dedicato, e LIGHTSYNC può integrarsi anche con Dynamic Lighting di Windows 11. Un dettaglio che amo: il LED accanto alla rotellina cambia colore in base al DPI selezionato, e G HUB mi mostra una notifica a schermo a ogni cambio. Non c’è un controllo dedicato per l’angle snapping; HERO 25K lavora con zero smoothing, filtering e accelerazione lungo tutto il range DPI.
La mappatura dei tasti è il vero punto di forza. Creo profili per singolo programma o gioco e il mouse cambia da solo quando passo da un’applicazione all’altra: ho assegnato volume di sistema, navigazione tra le schede, tagli di clip in montaggio video e scorciatoie in Excel. Fuori dal gioco controllo la riproduzione multimediale senza staccare la mano dal mouse. Il G HUB, però, sa anche far perdere la pazienza: certe impostazioni si trovano trascinando il comando sul tasto e altre sembrano sparite — per configurare avanti e indietro come scorrimento web ci ho sbattuto la testa. Funziona, ma poteva essere più immediato.
7. Pro e contro
Pro
- Scorrevolezza eccellente sui piedini in PTFE e una reattività che in gioco ho sentito sul serio, soprattutto nelle micro-correzioni di mira.
- Switch ibridi LIGHTFORCE croccanti, tattili e rapidi, con la registrazione ottica che riduce il rischio dei classici problemi di doppio click.
- Autonomia generosa, dongle che si nasconde sotto la scocca e l'opzione POWERPLAY per non pensare più alla ricarica.
- Tredici controlli programmabili e personalizzazione profonda con cambio profilo automatico: una manna per giocare e per lavorare.
- Forma ergonomica comodissima nelle lunghe sessioni in palm e claw, con mani medio-grandi.
Contro
- Rotellina rumorosa e troppo "scattosa" per i miei gusti, con una resa un po' più plasticosa di prima.
- Niente Bluetooth: scomodo se lavori su più dispositivi.
- Resta pesante per gli standard di oggi, e il G HUB a tratti è macchinoso; i tasti laterali sporgono e in claw si raggiungono peggio.
8. Verdetto finale
Dopo settimane di gioco e lavoro, il G502 X Plus mi ha riconfermato perché questa forma è un classico. Glissa benissimo, gli switch sono una gioia, la batteria non mi ha mai lasciato a piedi e l’arsenale di tasti programmabili lo rende un coltellino svizzero tra partita e produttività. Lo consiglio senza esitazioni a chi ama la sagoma del 502, ha mani medio-grandi, impugna in palm o claw e vuole un mouse che faccia davvero tutto. Se invece insegui il peso piuma per gli FPS più competitivi, o ti serve il Bluetooth per saltare tra più macchine, questo non è il tuo mouse — e la rotellina rumorosa potrebbe darti fastidio. Per come lo uso io, i pregi vincono nettamente.
Domande frequenti
Il Logitech G502 X Plus è adatto a mani grandi?
Sì. È un mouse da medio a grande con sagoma ergonomica e incavo per il pollice: con mani grandi si appoggia in modo naturale, dando il meglio in palm grip e benissimo anche in claw. È proprio una forma pensata per mani di taglia medio-grande.
Va bene per chi usa il fingertip grip?
Meno. Per la mole e la forma lo trovo un po' troppo voluminoso in fingertip: lo consiglio in questa presa solo a chi ha mani molto grandi. Per il fingertip puro ci sono sagome più adatte.
Ha il Bluetooth? Posso usarlo su più dispositivi?
No, niente Bluetooth. Si collega solo via LIGHTSPEED 2,4 GHz con il dongle o via cavo USB-C, quindi per passare da un computer all'altro devi spostare fisicamente il ricevitore. In compenso, tramite G HUB, puoi associare il mouse al ricevitore di una tastiera LIGHTSPEED compatibile, come la G915 TKL, e usare una sola porta USB.
Quanto dura la batteria?
Tantissimo. Fino a 130 ore con RGB spento e fino a 37 ore con RGB sempre acceso, secondo Logitech. Nel mio uso reale, con i LED sempre accesi al massimo per sei-sette ore al giorno, sono arrivato intorno ai cinque giorni; spegnendo l'RGB l'autonomia si allunga di parecchio. Ed è compatibile con i sistemi POWERPLAY, venduti separatamente, che lo mantengono alimentato mentre lo usi.